"Trick or treat?". È tempo di Halloween!

martedì 11 ottobre 2016 Lifestyle

Quella del 31 ottobre è la notte più paurosa dell’anno: arriva Halloween, con i suoi misteri, le zucche illuminate, i travestimenti spettrali e tanto divertimento (non solo) per i bambini. Ma cosa sappiamo realmente di questa festa?

È credenza comune, per esempio, che l’Italia l’abbia importata dall’America e che la notte delle streghe e fantasmi sia dunque un’invenzione a stelle e strisce. Eppure, non è così. Anche il nostro Bel Paese vanta infatti un’antica tradizione per quanto riguarda Halloween. Ma andiamo con ordine.

Halloween: il significato
La parola Halloween è la contrazione di “All Hallows Eve”, ovvero “vigilia di Ognissanti”, la sera cioè che precede il 1° novembre. Le origini di Halloween sono da rintracciare nell’Europa pre-cristiana, in particolare nelle tradizioni celtiche. Per queste popolazioni delle isole britanniche, infatti, il 31 ottobre segnava la fine dell’estate, celebrata con lo “Samhain”, termine che deriva dal gaelico antico e che indica la conclusione della stagione dei raccolti e l’inizio dell’inverno. In questo periodo, si credeva che le anime dei defunti tornassero sulla terra, influendo negli affari umani ed in particolare sulla semina delle nuove coltivazioni, che avviene proprio nei mesi di ottobre-novembre, secondo una visione ciclica di vita-morte-rinascita che trovava nella natura e nei ritmi agricoli la sua manifestazione più potente.

E in Italia?
Tante sono le usanze che si attestano anche nel nostro paese, riferite a questo “periodo” di contatto tra mondo dei vivi e dei morti e strettamente connesse alle pratiche agricole. Da Nord a Sud, esistevano riti di accoglienza dei defunti, come testimoniato anche da Eraldo Baldini, autore, insieme a Giuseppe Bellosi, del volume “Halloween: nei giorni che i morti ritornano”, in cui si scoprono "tutte le sorprese di una festa più antica, e più italiana, di quanto pensiate".

In Valle d’Aosta e in Piemonte, per esempio, era consuetudine lasciare sul tavolo la sera del 31 ottobre acqua e cibo per gli spiriti che, di lì a breve, avrebbero fatto visita. Secondo Baldini e Bellosi, si credeva che questi riti potessero propiziare il raccolto dell’anno successivo e il benessere della famiglia. I morti erano cioè considerati numi tutelari, il cui ritorno sulla terra era celebrato e rappresentato da bambini in maschera. Quest’ultimi erano infatti ritenuti capaci di comunicare con il mondo dell’Aldilà ed erano soliti praticare anche queste rituali, ben prima che fosse inventato il “dolcetto o scherzetto”.

Tradizione, quella di bussare di porta in porta chiedendo dolci e leccornie, che si ritrova in varie regioni italiane con differenti nomi, dalla “cairtà di murt” emiliana alla “a su mortu mortu” sarda. Anche le iconiche zucche intagliate si ritrovano nelle antiche usanze italiane, per esempio in Calabria dove venivano chiamate lümere, lumazze, teste da mort o mortesecche.

Halloween oggi
Gli antichi riti propiziatori sono stati oggi fagocitati dalla cultura “mainstream” americana. Halloween lo si ricorda per come è rappresentato dai blockbuster al cinema o dalle serie tv e il lato tradizionale è stato soppiantato da uno più strettamente commerciale.
Ma la natura della festa non è cambiata: è la convivialità, lo stare insieme, nel rispetto dei defunti, quello che, allora come oggi, spinge le persone a mascherarsi o a girare di casa in casa alla ricerca di dolcetti. Un modo, cioè, per riappropriarsi della dimensione notturna, in un clima di trasgressione, libertà e divertimento.